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vavassori
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Gianni Giudici H.O.T & Flavio Boltro 26 marzo 2011

GIANNI GIUDICI milanese di nascita e romagnolo di adozione, musicista Jazz da oltre trent'anni con una grande simbiosi con tutti gli strumenti a tastiera; dal pianoforte, che rimane il suo strumento principale, al poliedrico mondo delle tastiere elettroniche.

Inizia a suonare l'Hammond a quindici anni e poco dopo ne diventa dimostratore ufficiale e concertista. Suona e registra in trio con Bruno De Filippi (suo primo estimatore e scopritore) Giancarlo Pillot e poi Tullio De Piscopo, entrando presto a far parte della prima storica formazione della "Apterix Blues Band", con Cooper Terry, Larry Nocella, Lillo Rogati, Graziano Tede e Ricky Nieri. Partecipa alle interminabili jam sessions al famoso Capolinea (del 19), al Club 2 di Brera, al 17 Jazz Club (con De Filippi, Sola, Fanni e Nocella) e con tutti i migliori Jazzisti del periodo (impossibile elencarli senza approssimazioni) prima di trasferirsi in Romagna. Fin dalla metà degli anni settanta egli è considerato uno dei migliori organisti Jazz europei.
Negli ultimi anni ha suonato e/o registrato con artisti del calibro di: Al Grey, Eddie Davis, Bobby Watson, Benny Baileys, Tony Scott, Valery Ponomarev, Ingrid Jensen, Chet Baker, Terry Gibbs, Gary Burton, Milt Jackson, Bruce Forman, Randy Bersen, Lew Tabackin, Joyce E. Yuille, Madeleine Peyroux, la band Jestofunk e tutti i migliori musicisti Jazz Italiani, fra i quali i prestigiosi "Swing Maniacs" del grande M Renzo Arbore e gli indimenticabili Hengel Gualdi, con cui si è esibito in vari concerti per Pianoforte e Clarinetto su composizioni originali scritte da entrambi appositamente per il loro duo, e Giulio Capiozzo, con il quale ha suonato molto negli ultimi anni e registrato l'ultimo concerto dal vivo con Jimmy Owens e Cameron Brown.
Nel 1973 il suo incontro con la famiglia Galanti si è rivelato uno degli eventi più significativi della sua carriera ed uno dei più importanti della sua vita.
Dal 1974 è il Direttore Musicale di GENERALMUSIC ed è responsabile della ideazione di prodotti GEM di grande successo. Questa posizione gli ha permesso di spaziare tra prassi esecutiva e tecnologia avanzata, diventando così uno dei massimi esperti di sonologia e tecniche di sintesi, con una versatilità non comune nel panorama musicale internazionale.

Dal 1998 è responsabile anche dei Laboratori di Ricerca & Sviluppo ed ha tenuto lezioni e conferenze anche presso il prestigioso Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova.

Le musiche di Gianni Giudici sono edite da Ricordi.

Nel giugno 2007, Gianni Giudici è stato nominato Organist of the Month dalla International Archives for the Jazz Organ

E' l'acronimo di Hammond Organ Trio ed ha come fondamento l'organo elettromeccanico per eccellenza, sempre di grande attualità nel Jazz ed in moltissimi altri generi musicali (Blues, Gospel, Rock, Pop, Hip Hop ecc) per la sua sonorità irripetibile, che lo ha reso uno degli strumenti “vintage” più versatili e caratteristici fin dai primi decenni del secolo scorso. Gianni Giudici è stato dimostratore ufficiale e concertista Hammond negli anni settanta e la sua tecnica nel suonare i bassi sulla pedaliera gli permette di creare una grande dinamica timbrica e ritmica, che si fonde con la batteria di Max Ferri in un interplay tanto naturale da sembrare totalmente scritto, mentre la maggior parte dei grooves nascono in tempo reale. Il sax di Alessandro Fariselli si fonde nel sound del trio e completa con grande feeling, una situazione “semplicemente complessa” dove tutto è libero ma allo stesso tempo molto ben definito. Alcuni brani del repertorio HOT sono standards di autori come Parker, Hubbard, Donaldson, Brecker, Monk e l'icona assoluta degli organisti jazz, Jimmy Smith, rielaborati nel contesto del sound del trio, uniti a composizioni originali di Gianni Giudici, alcune delle quali nate all'interno del progetto HOT come espressione corale della creatività del trio. HOT è anche un progetto aperto, nella cui formazione di base sono confluiti in alcune importanti occasioni musicisti di varia estrazione e nazionalità, sia in Italia che all'estero, come a Barcellona (Spagna) e Policka (Repubblica Ceca) dando il loro apporto creativo a questo “Open Musical Project”, come i chitarristi Dario Faiella, Jimmy Villotti, Dave Wilkinson, Lucio Ferrara e Onder Focan, l'amico pianista Teo Ciavarella, jazzisti spagnoli di grande levatura internazionale come Raynald Colom e Guy Garcia Balash e nomi emergenti europei come la Peter Lipa Band ed il musicista italo-canadese Sal Rosselli. Il progetto consiste perciò nel coinvolgere nelle performances anche musicisti locali, coinvolti estemporaneamente in un interplay immediato ed allo stesso tempo jazzisticamente rituale, progettuale ma totalmente libero.

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HOT ORGAN TRIO

Gianni Giudici- Hammond
Alessandro Fariselli- Sassofono
Max Ferri- Batteria

Per biografia gruppo:
http://www.myspace.com/h.o.trio

FLAVIO BOLTRO nasce a Torino il 5 maggio 1961. Il padre è musicista, trombettista e grande appassionato di jazz, mentre la madre è un'insegnante elementare. Mi sono ritrovato immerso nel jazz fin da piccolo, da quando avevo tre anni. Mio padre mi prendeva sulle ginocchia prima di andare a letto e mi faceva ascoltare Amstrong e tutti i dischi di quegli anni . Quando Flavio ha 5 anni, la sua famiglia si trasferisce a Pianezza, a 25 km da Torino, dove il musicista trascorrerà l'infanzia e l'adolescenza. A nove anni e mezzo, ho detto a mio padre che volevo imparare a suonare la tromba. I genitori di Flavio sono convinti che il ragazzo voglia fare musica così come altri vogliono giocare a calcio o iscriversi a un corso di ceramica. E invece resteranno meravigliati di fronte alla serietà dimostrata nell'affrontare questo strumento, con il quale si esercita tutti i giorni. A 13 anni, si iscrive al Conservatorio, dove si reca un giorno alla settimana per prendere lezioni da Carlo Arfinengo (1a tromba dell’Orchestra Sinfonica di Torino). Un anno dopo, il padre chiederà all'insegnante di seguire il figlio privatamente per prepararlo all'esame di ammissione al Conservatorio, che frequenterà per sette anni. Una volta diplomato, la sua vita sarà segnata da due momenti determinanti, che coincidono con l'incontro di due formazioni che saranno per lui l'occasione di farsi conoscere e apprezzare. La prima è LINGOMANIA, guidata da Maurizio Giammarco. Il musicista possiede già un quartetto, ma aspira a trasformarlo in un quintetto. Una sera, al Capolinea, il celebre club milanese, Giammarco vede Flavio esibirsi con il trio del pianista Mario Rusca e lo chiama la settimana seguente per fissare un incontro. Nasce così il famoso quintetto, formato da Roberto Gatto alla batteria, Furio Di Castri al contrabbasso, Giammarco al sax, Umberto Fiorentino alla chitarra e Flavio alla tromba. Questo gruppo acustico dalla matrice e dalle sonorità elettriche rappresenta una novità per quegli anni e riscuote grande successo in Italia, aggiudicandosi, per due volte consecutive, il premio per il Miglior Disco e il titolo di Miglior Gruppo dell'Anno. Quando intraprende questa avventura, che si protrarrà per un biennio, Flavio ha 25 anni. Parallelamente, incomincia a ricevere diverse richieste di collaborazione, in particolare da Steve Grossman, con il quale si esibisce regolarmente. All'epoca in Italia c'erano 2000 club; io ci suonavo spesso con Steve ma mi esibivo anche ai festival internazionali in quintetto con Cedar Walton, Billy Higgins e David Williams alla sezione ritmica. E, poco prima che si concludesse l'esperienza con i Lingomania, con Clifford Jordan e Jimmy Cobb. Ho tenuto anche due concerti con Freddie Hubbard a Umbria Jazz oltre a quelli di Torino e di Milano. La seconda formazione decisiva è il trio costituito insieme a Manu Roche alla batteria e a Furio Di Castri al contrabbasso. Questo gruppo ha funzionato a meraviglia! All'epoca non esisteva un trio di tromba/contrabbasso/batteria; c'era solo il quartetto di Ornette; ma nessun trio. Mi è venuta questa idea e ne ho parlato con Furio. Al suo terzo anno di vita, il gruppo è diventato un quartetto con l'arrivo di Joe Lovano. Abbiamo fatto una tournée di 12 date in Italia e abbiamo inciso delle composizioni mie, di Furio e di Lovano, ma il disco non è mai uscito! Ed eccoci arrivati ai primi anni novanta. E' estate, tempo di vacanze! Flavio parte in moto per la Corsica, con tenda e sacco a pelo… Qui ha l'occasione di assistere da spettatore al Festival di Calvi, dove, l'anno seguente, tornerà invece in veste di concertista per esibirsi in quartetto accanto ad Antonio Farao, Manu Roche e Paolo Dallaporta su richiesta di Lionel Benhamou. Durante le memorabili jam session di quelle serate, Flavio ha l'opportunità di fare importanti incontri che segnano l'inizio della sua avventura francese. Nel 1994, Laurent Cugny, che ha appena preso le redini dell’ONJ, è alla ricerca di un trombettista e di un sassofonista: la sua scelta ricade proprio su Flavio Boltro e sul suo compagno di gioventù Stefano Di Battista. E un anno prima della conclusione della sua esperienza con l’ONJ, Flavio entrerà a fare parte del sestetto di Michel Petrucciani. Da tempo Flavio Boltro, Stefano Di Battista ed Eric Legnini, amici di lunga data, cercano due musicisti per costituire un quintetto. Il loro progetto si concretizzerà nel 1997 con l'arrivo di Benjamin Henocq alla batteria e di Rosario Bonaccorso al basso. Il nuovo gruppo, lo Stefano Di Battista/Flavio Boltro Quintet, riscuoterà grande successo fin dal 1998. Ma questa è già storia recente, che tutti conosciamo! Oggi il quintetto esiste ancora, nonostante Stefano e Flavio abbiano imboccato anche altre strade. Continuano infatti a tenere concerti in double bill (doppio spettacolo) con un repertorio adatto a ogni circostanza. A 17 anni ho capito di saper suonare la tromba e speravo che potesse darmi da vivere. Quando nella vita si è circondati da persone generose, è sicuramente un aiuto per la musica.

http://www.myspace.com/flavioboltro